LE OPERE
Qui trovate una presentazione di tutte le opere esposte che vi accompagnerà durante la vostra visita e vi fornirà le informazioni corrispondenti.
INTRODUZIONE
Come introduzione alla mostra, vi presentiamo sempre due opere di ciascuna delle tre artiste che affrontano i temi trattati.
Le informazioni sulle singole artiste potete scaricare qui>>>
Klara è la protagonista di un racconto
in cui una bambina della generazione tedesca del dopoguerra scopre la fantasia e l'arte come mezzo per superare i confini ristretti della sua infanzia, formati dai traumi dei suoi genitori causati dalla guerra e dal regime nazista e trasferiti senza essere elaborati alla generazione successiva.
L'arte come atto liberatorio.
La pasticciera è una giovane rifugiata ucraina che da un giorno all'altro è stata trapiantata in una città straniera a lei completamente sconosciuta, in un paese sconosciuto. Vuole costruirsi una nuova esistenza nel suo nuovo ambiente – come pasticciera.
Vuole preservare la continuità nella rottura, incorporando le sue esperienze nelle ricette di dolci della sua vecchia patria. La pasticceria come atto liberatorio e conservativo.
Lo sguardo nella stanza vuota con il saluto di addio provocatorio. Una tossicodipendente nota in città che, grazie all'amore per un uomo e alla nascita di un figlio, pensava di essersi liberata dalla sua dipendenza, aveva lasciato con orgoglio la sua stanza in una casa di accoglienza temporanea, ma ha avuto una ricaduta ed è caduta vittima della sua dipendenza. Qui i limiti della vita erano catene troppo forti per lei. Non è riuscita a trovare una via d'uscita.
“Klara
e il romanticismo”, questo il titolo del quadro, si ispira ai “Bambini degli Hülsenbeck” del pittore tedesco Philipp Otto Runge. I “Bambini degli Hülsenbeck” appaiono come simbolo di un'infanzia spensierata. Ma questa interpretazione potrebbe anche essere ingannevole: i gatti in primo piano, disegno stereotipato di un cuscino da divano, mettono in discussione questa interpretazione e invitano Klara a seguire la propria strada.
Cosa c'entra la vista di un'eruzione vulcanica con il tema “Oltre i confini”? La montagna deve subire un'eruzione, la roccia fusa, il magma si fa strada con violenza dall'interno della terra e diventa lava pericolosa per l'uomo. Irina Valkova è ora interessata a un'analogia tra tali eventi naturali e le esperienze dirompenti nella biografia di un individuo. Da un lato, la natura appare qui come nemica dell'uomo, ma dall'altro, nella bellezza dell'orrore, anche come simbolo di qualcosa di più grande dell'individuo e che l'uomo potrebbe sperimentare anche nella sua psiche.
Una donna è seduta in una stanza buia e guarda una finestra quale filtra la luce attraverso una tenda colorata. La vista verso l'esterno è oscurata. Il gioco di luci all'interno è bello. La donna troverà la via d'uscita da questo mondo interiore, o l'esperienza delle luci colorate è troppo attraente perché lei possa e voglia lasciarla?
In tal caso, sarebbe il confine che impedisce un superamento attivo della situazione.
CHRISTINE HALM
L’immagine „Klara schaut aus dem Fenster“ (Klara guarda fuori dalla finestra) è parte del progetto editoriale surrealista „Klara“, nel quale la fotografia racconta la storia di Klara sotto forma di una trasformazione. In esso, Klara appare come „Klara 1-3“ e si trasforma nella donna più bella del mondo, a cui tutti i desideri si realizzano come per magia.


Klara 1-3 (dalla serie „VENTI di una“ / „ZWANZIG von Einer“)
Queste tre immagini, pur raffigurando una e la stessa persona, ne esplorano diversi aspetti dell'identità e della condizione emotiva.
Nello specifico, Klara 1 e Klara 3 potrebbero rappresentare la figura infantile che ha attraversato un profondo processo di trasformazione, le cui conseguenze hanno portato a un esito sia esso migliorativo o peggiorativo.
Al contrario, la figura di Klara 2 permane come una presenza costante nel fondo inconscio. Essa appare in uno stato quasi morto (come "tot"), causato dai traumi vissuti in prima persona dall'individuo o, in alternativa, dai traumi ereditati e trasmessi dagli antenati.
Tutte e tre le rappresentazioni di Klara sono pertanto chiaramente influenzate e segnate dalla presenza ingombrante della Seconda Guerra Mondiale o da un qualsiasi conflitto bellico che il padre ha avuto modo di sperimentare in prima persona.



Le immagini che agiscono inconsciamente in Klara sono quelle viste da suo padre.
Si tratta di fotografie di bambini che egli scattò come soldato durante una campagna militare. Questi scatti ritraggono bambini che, a loro volta, hanno visto il padre della ragazza – come un fotografo in uniforme e come un nemico.
La poesia "An meinen Vater" (A mio padre) è stata creata durante il processo di ri-fotografia straniante (verfremdenden Neu-Fotografieren) delle vecchie fotografie che il padre della fotografa scattò all'inizio della campagna di Grecia nel 1941. Le campagne militari lasciano tracce profonde, non solo in coloro che sono stati attaccati, ma anche negli aggressori e, di conseguenza, nei loro figli.
A mio padre
Padre mio,
tu sei l’albero delle pere nel giardino,
ti vedo ogni giorno,
tu vedesti i bambini in guerra,
loro videro te,
mai tu vedesti me
poiché mai dimenticasti i bambini
e mai dimenticasti lui
che morì per causa tua,
senza mai aver avuto figli,
senza mai aver avuto una donna che lo amasse.
Sempre vedi lui
e quando vedi me
sono io la figlia che lui mai ebbe,
per causa tua.
(Traduzione: Maddalena Agliati/Peter Prestel)
An meinen Vater
Mein Vater,
Du bist der Birnbaum im Garten,
Dich sehe ich jeden Tag,
Du sahst die Kinder im Krieg,
sie sahen Dich an,
mich sahst Du nie,
denn Du hast nie die Kinder vergessen
und nie hast Du ihn vergessen, der durch Dich starb
ohne je Kinder zu haben,
ohne je die Frau zu haben, die ihn liebt.
Immer siehst Du ihn
und wenn Du mich siehst,
bin ich das Kind, das er nie hatte,
durch Dich.

I prossimi quadri (della serie „Göttinnen“ / Dee) mostrano, attraverso un bianco e nero ricco di contrasti, diverse fasi dello spavento (Erschreckend) e della consapevolezza / realizzazione (Erkenntnis). Le immagini intitolate „Im alten Haus“ (Nella vecchia casa) e „Am Fenster“ (Alla finestra) raffigurano temi di isolamento (Vereinzelung), freddezza (Kälte) e depressione.
Tuttavia, in un sogno ("Der Traum" / Il sogno) e nell'irruzione del soprannaturale ("Göttinnen zu Besuch" / Dee in visita), esse mostrano anche una forma di redenzione (Erlösung).


Le immagini della serie "Göttinnen" (Dee) sono state create all'interno di un luogo abbandonato (lost place), un edificio ormai dismesso di una clinica psichiatrica.
L'artista ha utilizzato come elementi fotografati delle scatole d'archivio di Gumbinnen, originariamente destinate a documentare i destini dei profughi (Vertriebenenschicksale) e scartate a seguito di un processo di digitalizzazione. Queste scatole, cariche di un forte valore simbolico in quanto rappresentanti lo sfollamento come conseguenza diretta delle guerre, sono state dipinte di un blu intenso con colore acrilico.
Su questa base, la fotografa ha montato manualmente delle stampe su tela raffiguranti due soggetti scultorei: da un lato, una scultura di dea danneggiata e dall'aspetto androgino (presente nelle opere "Im alten Haus", "Am Fenster" e "Der Traum"); dall'altro, diverse vedute di una statua monumentale di Atena, la Dea della Saggezza (nell'opera "Göttinnen zu Besuch", montata su scatole blu più piccole).
Attraverso questa giustapposizione, le Dee appaiono come figure ambivalenti: sono sia ferite ma al contempo resistenti nonostante le avversità ("Im alten Haus", "Am Fenster", "Der Traum"), sia Redentrici, capaci di infondere ispirazione e speranza ("Göttinnen zu Besuch").


Come già per "Klara 1-3", anche questi due ritratti, "Magda" e "Stephen", appartengono alla serie di ritratti "ZWANZIG von Einer" (VENTI di Una). Questa serie indaga quali stadi, sviluppi ed espressioni si generano nel corso della vita e dei suoi turbamenti, rimanendo quasi invisibili all’esterno. I ritratti sono isolati su uno sfondo blu, lo stesso blu delle scatole d'archivio di Gumbinnen.
Il punto di partenza per l'elaborazione digitale sono fotografie di busti antichi, più o meno danneggiati e ciechi, che riprendono vita attraverso la pittura e l'abbigliamento. I capi di vestiario sono stati fotografati nelle vetrine di Via Condotti a Roma. In questa unione tra Antichità e contemporaneità, il tempo si dissolve: la loro presenza è atemporale, appaiono come in un sogno, sono irreali (ir-real). Per quanto riguarda i nomi, sono internazionali e interscambiabili. Allo stesso modo, sono ambigui in termini di genere e possono essere interpretati sia come maschili che come femminili.
Un’impressione simile è trasmessa da „Vergissmeinnicht“ (Non ti scordar di me), un doppio ritratto. Qui si vedono due ritratti identici e speculari. Il busto, in origine, fa parte di una scultura funeraria di epoca moderna situata in Svizzera.
Questa volta, lo sfondo è costituito da una composizione floreale di non ti scordar di me e euforbie, che ricordano un giardino rinascimentale e che sembrano gradualmente fondersi con le figure. Le due figure si guardano, immerse l'una nell'altra. La loro identità di genere è indefinita. Non c'è comunicazione verso l'esterno; il loro amore è rivolto alla propria immagine riflessa.

Nell’immagine della serie „Clothes“ (Vestiti), un capo d’abbigliamenti appare come una persona. O, in alternativa, come se quella persona mancasse e non ci fosse più. Il vestito è stato cucito dalla fotografa stessa e, di conseguenza, appositamente allestito. Pur essendo traslucido, non rivela nulla. Nonostante ciò, potrebbe essere animato, oppure no. Quanto al movimento, sembra voler stabilire un contatto con l'osservatore, un contatto che tuttavia si rivela fantasmatico(geisterhaft) e non duraturo (nicht tragfähig).
MEmentoMORY „Morte di una rosa" con „Venti di una“-Memory

Punto di partenza di “Morte di una rosa”: Il 31 gennaio 2015 rosa a fioritura tardiva.
Durata: Dal 31 gennaio 2015 al 7 febbraio 2015.
Luogo: Sul cespuglio di rose, su un tavolo coperto di neve, sul terreno.
Condizioni: Neve, pioggia, sole, cielo coperto, gelo, calore, diverse ore del giorno,
energia cosmica.
Punto finale: Il 7.2.2015 Morte e sorprendente trasformazione della rosa.
Documentazione: 16 coppie di immagini, ciascuna composta da una foto a colori e una in bianco e nero.
Combinazione con “ZWANZIG von Einer” (Venti di uno)
16 coppie di immagini, ciascuna composta da una foto a colori e una in bianco e nero.
La scatola: Una scatola dipinta di blu all'interno e all'esterno e verniciata con vernice acrilica.
Contenuto della scatola: Trentadue coppie di immagini colorate e in bianco e nero disposte in fila su Alu Dibond, ciascuna delle dimensioni di 10x10 cm
Un grande pezzo di feltro lavorato a mano, orlato e arrotolato
Due piccole scatole laccate dipinte di blu
In una scatola, avvolto in carta stagnola rossa e protetto da un involucro di feltro bianco cucito, c'è un cuore di cioccolato utilizzato per l'esperimento, oltre ad un supporto dati anch'esso laccato e avvolto in carta stagnola rossa con la scritta “amore”.
Nell'altra scatola, guanti di cotone bianco taglia M per perfezionisti e questo biglietto.
Istruzioni per l'uso:
Stendere il feltro bianco. Le 32 coppie di immagini vengono composte da una o più persone in un'opera d'arte interattiva, di dimensioni 80 x 80 cm o inferiori, che può essere modificata più volte. Possono anche essere utilizzate per giocare a memory con 1, 2 o 3 persone. Nel corso del gioco, gli elementi del gioco formano così un'opera d'arte composta solo dal caso.
KYUNGWON SHIN
Pünktchens Zimmer (La stanza di Pünktchen)
I primi ritratti risalgono al 2009. Mostrano una giovane donna con un trucco evidente, uno sguardo attento e allo stesso tempo una palpabile vulnerabilità̀. Quando si è rivista in una di queste foto, disse: "Quanto sono bella." Questo momento ha segnato l'inizio di un rapporto fotografico di fiducia duraturo.
2015 - „Schelpsheide 19 - Pünktchen“ (Film)
Dopo un lungo periodo di silenzio, l'abbiamo incontrata di nuovo nel 2015 in un condominio a Schelpsheide, dove vivevano molte persone della "scena". Pünktchen era seduta davanti alla casa e piangeva per il suo fidanzato Rosi, il suo grande amore, che aveva perso a causa di un'intossicazione da ammoniaca. In un film, parla della violenza subita durante l'infanzia, dell'eroina, del carcere, della perdita – e allo stesso tempo dell’amore.
2021 - Speranza e lotta quotidiana
Con un nuovo partner, ha osato ricominciare da capo – insieme hanno attraversato una disintossicazione a freddo (Kaltentzug), è nata una bambina, si è formata una piccola famiglia. Ma questo periodo è stato una lotta quotidiana per la sopravvivenza, per resistere, per l’umanità̀.
2022 - Mostra „FEHLT, ABER“ („MANCA, PERÒ“) e il suo addio
Nella primavera del 2022, Pünktchen è stata co-creatrice della mostra "FEHLT, ABER" (Manca, Ma). Ha partecipato attivamente alla sua realizzazione e ha presentato, con il titolo "Pünktchens Zimmer", un'installazione intima sulla vita nella dipendenza.
Solo pochi mesi dopo questa mostra, Pünktchen è morta – aveva solo 41 anni.


2009
sulla busta
„Sono una ragazza della DDR. Sono nata il 20.10.81. Sı̀.
Con una palatoschisi, quindi con una disabilità, no?
Già lı̀ avevo il mio deEicit, no?“



2015
Schlepsheide 19
Nel 2010 sono andata in quel paragrafo.
Ho preso tre anni e mezzo
più terapia obbligatoria - e poi ne sono uscita e, beh.
Qui dal mio amico.


2021, 2022
Disintossicazione a freddo.
Oggi devo dire
che grazie a mio marito e mia figlia, ho raggiunto la fine del tunnel.
Sono pulita, mi sento bene
e semplicemente tutto ha un senso nella vita e vale la pena
lottare per questo.


2022
„Respiro troppo in profondità, respiro troppo forte. Il passato non mi permette di respirare più leggermente.“
Un momento -
alla fine del tunnel.
Un inciampo.
Un respiro in meno.“
Ecco il video che presenta "Pünktchen
IRINA VALKOVA



Tappeti: Una coppia di minerali - lolite e pietra di luna come strumenti di navigazione
L’lolite (chiamata anche Cordierite, chimicamente (Mg,Fe)2 Al4 Si5 O18 ) sarebbe stata utilizzata dai Vichinghi come ausilio per la navigazione. Osservando il modo in cui la luce solare attraversava il cristallo, essi potevano – anche in caso di fitta nuvolosità – stimare la posizione del sole e quindi determinare la direzione del nord geografico.
Al contrario, la pietra di luna (Mondstein) rimanda a un'esperienza di navigazione personale: la storia di una donna ucraina costretta ad attraversare il confine del suo paese d'origine – guidata da una bussola interiore e dalla speranza.

My friend volcano I und II (Il mio amico vulcano I e II), 2024
Xilografia a colori giapponese incorniciata su due lati, con cornice trattata con il fuoco.
Basata sull'iconica xilografia a colori di Hokusai – una delle più celebri rappresentazioni del Monte Fuji – quest'opera a doppio lato mostra: su una facciata, una reinterpretazione originale del motivo; sull'altra facciata, quasi la stessa immagine, ma con un piccolo ma significativo dettaglio: l'inizio di un'eruzione vulcanica.
Il film:
My friend Volcano" è una serie di brevi video e servizi fotografici basati sulla storia vera di una donna rifugiata in Germania, che sogna di diventare una pasticcera. Oltre ai video, questo lavoro include una raccolta di ricette per torte che ha sviluppato in diverse fasi della sua vita e con le quali ha cercato di superare la brutale incertezza attraverso la cottura. Sia le ricette che i video stessi si evolvono in una narrazione autentica ma leggermente idealizzata basata sul bisogno umano di incorporare la forza dirompente della realtà nel flusso addomesticato di costrutti illusori. Questo calmante narrativo è in contrasto con il potere scatenato dello sviluppo problematico dell'uomo e della natura, quest‘ultimo illustrato dalle riprese della costante esplosione vulcanica su Stromboli.
E se la torta che avete visto nel film vi è piaciuta così tanto da volerne preparare una voi stessi, ecco qui la ricetta. Buon appetito!
La ricetta
Ingredienti per l'impasto:
100 gr di zucchero
50 gr di miele
150 gr di burro
350 gr di farina
1 cucchiaino di bicarbonato
3 uova
Carta da forno
Ingredienti per la glassa:
1300 g di panna acida
zucchero a velo a piacere.
1 limone
Preparazione dell'impasto:
Portare a ebollizione lo zucchero, il miele e il burro e mescolare. Aggiungere 1 cucchiaino di bicarbonato e lasciare raffreddare il tutto per 10 minuti. Aggiungere le uova una alla volta e mescolare fino a ottenere un composto omogeneo. Aggiungere lentamente la farina, distribuire il composto su carta da forno e cuocere in forno a 180 gradi per 5-7 minuti. Lasciare raffreddare.
Preparazione della glassa:
Condire la panna acida con zucchero a velo a piacere, aggiungere il succo di un limone spremuto.