The Missing Planet

Mostra The Missing Planet
Inaugurazione: Giovedì 7 novembre alle ore 18.30

La mostra è un' occasione per riflettere sui muri di ieri e di oggi, su come superare le barriere attraverso gli scambi artistici e culturali fra popoli e nuove generazioni.

A trent'anni dalla caduta del muro di Berlino e dalla successiva dissoluzione dell'URSS, che hanno segnato un drastico cambiamento a livello internazionale, la mostra The Missing Planet si propone ora quale attuale e ultimo capitolo dell'ideale trilogia dell'arte post-sovietica al Centro Pecci dopo la mostra Artisti russi contemporanei (1990) nata sull'onda della Perestroika e della svolta mancata e Progressive Nostalgia (2007) che registrava la storia perduta con la svolta autoritaria del liberismo e lo sconforto di fronte al fallimento del presente.

Partendo dalle decine di opere raccolte in collezione al Centro Pecci e integrandole con opere di importanti collezioni e istituzioni italiane e internazionali, il curatore Marco Scotini ha composto così una 'galassia' delle principali ricerche artistiche sviluppate nelle ex repubbliche sovietiche, dalla Russia alle province baltiche, caucasiche e centro-asiatiche, tra gli anni Settanta e oggi. Un mostra che invita ad agire sul tempo, ma anche “contro il tempo” in favore di un tempo che deve ancora accadere.

Per questo, tra metafora e realtà, lavora sull'immaginario cosmico e utopistico che ha accompagnato l'epopea dell'Unione Sovietica, trasformando lo spazio espositivo del museo in uno Space Shuttle attraverso l'originale allestimento dell'artista Can Altay.

Tra le opere in mostra ci sono lavori di
Ilya Kabakov: Factory of Found Clothes; Dimitri Gutov; Svetlana Kopystiansky; Medical Hermeneutics; Anatoly Osmolovsky; Perzi; R.E.P. Group; Leonid Sokov; Sergei Volkov; Vadim Zakharov; Konstantin Zvezdochotov.

La mostra sarà accompagnata da un caldendario speciale di eventi e un programma di cinema.

Collegata alla mostra, come un prologo, alcune foto di Thomas Billhardt dalla serie Bilder aus DDR 1958-1990.
 
Considerato tra i più affermati fotoreporter internazionali Thomas Billhardt (Chemnitz, Germania, 1935; vive a Potsdam, Germania) ha documentato alcune delle maggiori vicende 'storiche' del secondo dopoguerra, in URSS, Vietnam, Palestina, Nicaragua e Jugoslavia; per oltre un trentennio ha rappresentato col suo sguardo fotografico la DDR (la Repubblica Democratica Tedesca, il suo paese) immortalando momenti epici o rituali comuni fra la costruzione e la caduta del Muro di Berlino.


 

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